Le iscrizioni confinarie romane delle Dolomiti Bellunesi

Tra le testimonianze più importanti della presenza romana nelle Dolomiti vi sono alcune iscrizioni rupestri rinvenute nell'area compresa tra il Civetta, il Pelmo e l'alto Agordino. Questi testi, incisi direttamente sulla roccia tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., documentano la delimitazione ufficiale dei territori appartenenti ai municipi di Bellunum (Belluno) e Iulium Carnicum (l'odierna Zuglio, in Carnia).
Le iscrizioni riportano formule giuridiche utilizzate dall'amministrazione romana per definire con precisione i confini tra le diverse comunità alpine. Non si trattava di semplici indicazioni geografiche: erano veri e propri atti pubblici scolpiti nella pietra, destinati a garantire il controllo di pascoli, boschi, vie di comunicazione e risorse montane.

La loro presenza dimostra che le Dolomiti non erano territori marginali ai confini dell'Impero. Al contrario, erano inserite in una rete economica e amministrativa ben organizzata, nella quale le vallate alpine rappresentavano spazi strategici per il transito delle merci e per lo sfruttamento delle risorse naturali.
Per gli archeologi queste iscrizioni costituiscono documenti eccezionali: permettono di ricostruire non solo l'organizzazione territoriale romana, ma anche il rapporto tra le popolazioni alpine e l'ambiente montano quasi duemila anni fa.
Molto prima delle vie ferrate, dei rifugi e dell'alpinismo, le montagne attorno al Civetta erano già parte di una geografia umana complessa, i cui confini sono ancora oggi leggibili direttamente sulla roccia.

(Foto: Gianluca Calamelli)




